Ecco qui il risultato di questa operazione di attenta revisione
Parte Prima
Capitolo 1
L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini
Emanava un odore nauseante, oleoso, che ricordava l'alcool di riso cinese
Capitolo II
Si respirava il solito fetore di cavolo bollito che avvolgeva l'intero fabbricato, ma a questo si sovrapponeva il lezzo del sudore di una persona che in quel momento era assente.
Il lavello della cucina era pieno fin quasi all'orlo di una sporca acqua verdastra che puzzava perfino più del cavolo.
Capitolo III
Il vecchio puzzava di gin. Pareva che il lezzo gli uscisse dai pori della pelle al posto del sudore
Capitolo V
Dallo sportello del banco esalava il vapore dello stufato, convogliando un odore acidulo e metallico che non riusciva a disperdere del tutto i fumi del gin Vittoria.
Salutò entrambi con un caloroso <<Ciao!>> e si sedette al loro tavolo, emanando una poderosa zaffata del sudore che gli imperlava il volto acceso dal caldo
Ecco la mensa: un locale basso... un fetore acidulo nel quale confluivano gli olezzi del gin e del caffè scadenti, degli abiti sporchi e di quello stufato che sapeva di alluminio.
Capitolo VI
Gli sembrava di avere ancora nelle narici l'aria soffocante del seminterrato, un fetore di cimici, indumenti sporchi e profumo da donna da quattro soldi, e tuttavia seducente perché nessuna donna del Partito usava profumi, era una cosa inconcepibile.
Capitolo VII
La realtà are fatta invece di città fatiscenti, squallide, in cui uomini e donne malnutriti si trascinavano avanti e indietro nelle loro scarpe sfondate e vivevano in case del secolo prima, rappezzate alla meglio, che esalavano un lezzo di cavolfiore e di cesso.
Capitolo VIII
Proveniente da qualche parte in fondo a un vicolo, per la strada si diffuse un aroma di caffè tostato, caffè vero, non il Caffè Vittoria.
Dalle luride porte a vento, che si aprivano e chiudevano di continuo, promanava un fetore di urina, segatura e birra acida.
Aprì la porta, e un atroce lezzo di birra acida lo investì in piena faccia.
Il proprietario aveva appena acceso una lampada a olio che pendeva dal soffitto e che diffuse nell'aria un odore non esattamente gradevole ma, per così dire, accogliente.
Parte seconda
Capitolo I
Aveva sperato di restare un pò solo durante quell'ora di pausa, ma sventura volle che quell'imbecille di Parsons si piazzasse proprio accanto a lui trasudando un tanfo quasi più intenso dell'odore metallico dello stufato.
Capitolo II
Ne aveva raccolto un bel fascio e ne stava odorando il delicato ma intenso profumo, quando un improvviso rumore alle sue spalle, l'inconfondibile crepitio che fanno gli sterpi quando un piede vi si posa sopra, lo agghiacciò.
Prima ancora di toccarla, Winston aveva già capito dall'aroma che si trattava di un cioccolato molto particolare.
Non appena ne aveva aspirato il profumo, gli si era ridestato nella mente un ricordo che non riusciva a fissare, e purtuttavia intenso e perturbante.
La cosa non gli dispiaceva, perché vi vedeva un segno della sua ribellione contro il Partito, e anche perché aveva un che di naturale, di sano, come lo starnuto di un cavallo che puzza di fieno vecchio.
Capitolo III
Nel piccolo vano quadrato sopra le campane l'aria era calda, stagnante, e puzzava in maniera atroce di sterco di piccioni.
Julia gli posò la testa sulla spalla, e il dolce profumo dei suoi capelli scacciò il tanfo dello sterco di piccione.
Capitolo IV
L'aroma si stava diffondendo per tutta la stanza, un profumo intenso e fragrante che sembrava provenire dalla sua infanzia, ma nel quale era possibile imbattersi qualche volta perfino adesso, mentre si effondeva giù per un pianerottolo prima che una porta si chiudesse sbattendo, o s'insinuava misteriosamente in una strada affollata, lasciandosi annusare un attimo, prima di sparire.
Quando la prese fra le braccia, un effluvio di violette sintetiche gli invase le narici.
Capitolo V
Nel labirintico Ministero le stanze, cieche ma fornite di aria condizionata, conservavano la loro temperatura normale, ma fuori il manto stradale vi abbrustoliva i piedi e nelle ore di punta il tanfo della metropolitana raggiungeva livelli insopportabili.
Capitolo VII
Ricordava la stanza dove vivevano, un ambiente buio che puzzava di chiuso, occupato per una buona metà da un letto su cui era stesa una sovraccoperta bianca.
Capitolo VIII
L'atmosfera stessa creata dagli imponenti palazzoni, l'opulenza di ogni cosa, la vastità degli spazi, la fragranza sconosciuta del cibo e del tabacco di qualità, gli ascensori silenziosi e incredibilmente rapidi che andavano su e giù, i domestici in giacca bianca che si affrettavano avanti e indietro, tutto ciò intimidiva.
Quel liquido emanava un aroma agrodolce.
Parte Terza
Capitolo I
La donna gli passò un braccio enorme attorno alla spalla e lo attirò a sè, alitandogli in faccia un lezzo di birra e vomito.
Quando la porta si aprì, la corrente d'aria che in tal modo si produsse fece entrare una poderosa zaffata di sudore freddo.
Scoprirono poi che la manopola dello scarico era difettosa, e per ore e ore la cella emanò un fetore abominevole
Capitolo III
Puzzi come una capra ma forse non te ne accorgi neanche più.
Capitolo V
All'improvviso sentì nelle narici l'odore nauseante, ammuffito, di quelle bestiacce.
Capitolo VI
I chiodi di garofano e la saccarina, già i per sè disgustosi, non riuscivano a coprire il lezzo oleoso della bevanda.
![]() |
| Winston Immagine tratta dal fim 1984 |
Torna alla sintesi

Nessun commento:
Posta un commento